Zeno Cosini, il protagonista dell’opera, proviene da una famiglia ricca, vive nell’ozio ed in un rapporto conflittuale con il padre, che si rifletterà su tutta la sua vita. Nell’amore, nei rapporti coi familiari e gli amici, nel lavoro, egli prova un costante senso di inadeguatezza e di “inettitudine”, che interpreta come sintomi di una malattia. In realtà solo più tardi scoprirà che non è lui a essere malato, ma la società in cui vive.
Prefazione
È questo uno dei capitoli più importanti, dato che rappresenta una finzione letteraria ben congegnata. Si tratta di poche righe firmate dal dottor S., lo psicoanalista che ha in cura Zeno, il quale espone l’origine del libro. A causa dell’ingiustificata interruzione della terapia da parte di Zeno, proprio nel momento in cui essa stava dando i suoi frutti, il dottore, profondamente ferito nel suo orgoglio professionale, decide di vendicarsi del paziente, pubblicando quelle memorie che lui stesso aveva consigliato a Zeno di scrivere come parte integrante della cura. Tali memorie, in cui Zeno ha accumulate menzogne e verità, non sono altro che i capitoli successivi del libro.
È chiaro che questa finzione letteraria è anche una polemica contro la psicoanalisi, una forma di terapia che proprio in quegli anni iniziava velocemente ad affermarsi, soprattutto nell’Impero Austro-Ungarico, di cui Trieste faceva parte. L’iniziale S sarebbe interpretabile come la prima lettera del nome del padre della psicoanalisi, Sigmund Freud, anch’egli un austriaco viennese, ma potrebbe anche riferirsi all’autore stesso.
Preambolo
Zeno spiega le difficoltà di “vedere” la propria infanzia e, ogni qual volta prova ad abbandonarsi alla memoria, cade in un sonno profondo.
Il

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